Ero in ambulatorio per una visita incrociata tra me e il mio nuovo medico, una bella trentacinquenne meridionale.
Un grappolo di vecchi appassiva ai piedi della scrivania della segretaria, che sbrigava le pratiche della doc in termini di ricette e bla bla. La segretaria non poteva svolgere il suo lavoro, sommersa dalla massa prepotente ultracentenaria e la scena mi dava sui nervi: parevan tante galline a cui e' stato gettato un pugno di grano per terra. Mi torna cosi' alla mente la scena in cui gli appestati di Jesus Christ Superstar fanno cerchio attorno a Gesu, costringendolo all'esaurimento e forse anche a qualche parola grossa.
Ma nel mentre dei miei febbricitanti pensieri entra un tunisino. "Cazzo, Giuda!" penso io, ancora sull'onda del musical di cui sopra, in cui il dodicesimo apostolo era di colore, il buon vecchio e compianto Carl Anderson. Resta immobile al centro della stanza, senza salutare ne' ricevere saluti. Per farla breve, in men che non si dica esprime tutto il suo rancore nei confronti della societa', ammonisce che non si fa cosi, che il gioco deve esser breve, che adesso si sta esagerando, che il rispetto e che gli uomini e che bla bla. Io continuavo a sostenere che fosse Giuda del musical. Dopo lo sfogo, piomba un'imbarazzante silenzio. Allora gli faccio cenno con la mano di raggiungermi.
Lui si avvicina e con un filo di voce, quella che mi resta, gli indico il cammino che deve seguire, la retta via per l’ASL piu vicina, cosi che anche lui avrebbe finalmente avuto un medico di famiglia. Perche a noi tutti pareva di aver capito che fosse quello il problema.
Ma non e' tutto. Prima di sistemarmi qui al pc ho fatto in tempo a tentare un furto con scasso uscendo dalla farmacia, cercando ostinatamente di aprire con le chiavi della mia Ford Focus nera le portiere di una Fiat Marea grigio chiaro. Quando mi accorgo dell'errore e' ormai tardi: il morale mi cade nel sacchetto dei farmaci, tra l'antibiotico e la soluzione fisiologica per aerosol.
Inoltre, riesco ad incontrare nuovamente il tunisino all'ufficio postale, dove mi ero recato per il certificato di malattia. Per farla breve, in pochissime parole senza senso e irritanti, in un ottimo italiano, il tunisino si guadagna lo scherno degli astanti. Stavolta la figura di Giuda lasciava il posto a quella di Otello: pareva un disperato truffato e avvelenato dal torto subito. Adesso diceva che non capisce, che vien buttato da un luogo all'altro senza capirne la logica, che gli indizi non sono chiari. Un signore li presente gli dice "Eh ma tu lli schpaventi a tutte queste genti qqui... se non ci dici che vvuoi...". Io nel frattempo riesco a passare per uno zotico pirla, perche' non mi riusciva di raccapezzarmi sull'iter da seguire per una stupida raccomandata con ricevuta di ritorno. Riesco a infastidire la donnona aldila' del banco che, dopo averle sciupato un primo kit per raccomandate, me ne da un secondo e mi spedisce, senza ricevuta di ritorno, allo sportello di fianco. Dopo aver comprato un'altra busta per lettera, e con Otello al mio fianco che mi chiedeva incessantemente aiuto, riesco a compilare la stramaledettissima raccomandata.
All'uscita, spazientito, dico al tunisino che ancora mi seguiva qualcosa del tipo "Or dunque, Sir Otello, si faccia aiutare se aiuto cerca, o sparisca nel suo nulla". Lui cerca di raccontarmi il suo problema, ma io mi convinco sempre di piu che gli manchi qualche rotella: e' furioso, adesso cerca la sua bimba Salem (o qualcosa del genere) che non e' sua figlia ma e' sua nipote... pero' vuol stare con lei... che adesso e' all'asilo. Alla fine Otello opta per cercare aiuto da qualcun altro, non trovando in me una persona sufficientemente lucida.
Nel tornare a casa faccio in tempo a beccarmi il corriere ecuadoriano sotto casa, incontrato poco prima alle poste proprio mentre questionava con Otello, che mi dice qualcosa del tipo "El está loco! Yo Trabajo, él no me puede preguntar acerca de su paquete si él no me dice su nombre!!".
E tornando nelle mie stanze, mi interrogo sul numero dei giorni di malattia da comunicare in ditta, che mi son scordato di controllare sul certificato medico prima di spedirlo via. Solo svariati minuti dopo, rovistando nel sacchetto dei medicinali, trovo il foglio di malattia da destinarsi all'INPS (da non spedire) che riportava il giorno in cui riprendere a lavorare.